Pubblicazioni

La drammatica solitudine dell'atleta non di vertice-consigli all'allenatore

Edi-Ermes editore-2010

euro 10.00

autori Maurizio Castagna

         Francesco Pagano

         Fabio Trimarchi

         Debora di Mauro

Appunti di allenamento sportivo

Iiriti editore-2000

euro 14,46

autore Maurizio Castagna

la drammatica solitudine dell'atleta non di vertice

autori maurizio castagna, francesco pagano, fabio trimarchi, debora di mauro

Il testo è un invito agli allenatori degli atleti in fase puberale ed adolescenziale,perchè considerino il loro lavoro più come educatori che come tecnici di settore.

La consapevolezza di avere in mano non solo la salute dei piccoli atleti, ma la loro futura felicità, correlata ad un percorso di vita sano e senza danni alla salute, dovrebbe essere viatico per ogni tecnico.

Eppure, la ricerca del successo ad ogni costo, e dell'affermazione del sè,come la mancata conoscenza delle risposte fisiologiche ed ormonali o una insufficiente formazione in tal senso, sono foriere di danni non più compensabili,soprattutto in relazione alla salute delle giovani atlete.

Gli avvertimenti degli autori a considerare umanamente i piccoli affidati loro da genitori in ansia di successo, sono più che mai attuali in un mondo in cui consumare vite giovani pare sia diventato un must del tempo. E la considerazione che doping può essere anche un allenamento scriteriato, è quanto mai valida viste le circostanze.

Appunti di allenamento sportivo:la neurofisiologia come presupposto alla metodologia per il nuoto la pallanuoto il calcio e il basket

Maurizio ha pubblicato per l′editore Iiriti di reggio di calabria questo importante testo destinato alla consultazione da parte di tecnici e atleti. La prefazione è stata curata dal dottor Antonio Dal Monte il più famoso e prestigioso tra i nostri fisiologi sportivi, che ne ha apprezzato il contenuto e la cura nell′aderenza ai principi della neurofisiologia sportiva. Va da sè che tale contributo e simile testimonianza valgono da sole tutto il testo. Maurizio è anche autore di numerose dispense per gli istruttori della F.I.N. ed ha pubblicato articoli su molte riviste sportive e giornali nella pagina dedicata allo sport.

PRESENTAZIONE (Prefazione del libro pubblicato da Maurizio, da parte del prof. Dal Monte membro commissione medica del comitato internazionale olimpico e primo direttore Istituto di Scienza dello Sport di Roma,nonchè editore della prestigiosa rivista "The Journal of Sports Medicine and Physical Fitness"

Il desiderio di leggere con attenzione il libro di Maurizio Castagna nasce e diviene subito prepotente dalla lettura del suo curriculum vitae. Non si può negare che, anche se impegnato prevalentemente,almeno sembra,nel nuoto, ha fatto delle puntate di estremo valore anche nella pesisitca,ha condotto in qualità di preparatore atletico attività tennistiche e perfino motocross. In gioventù nazionale azzurro di nuoto,a 43 anni ha ottenuto il titolo di campione primatista nei master 40,nei 1500mt ed ovviamente nella maratona natatoria, e d′altra parte chi riesce a divenire primatista mondiale di nuoto in piscina da 25mt nuotando per 26 ORE ,12 MINUTI e 18 SECONDI,non può non avere terribili doti di maratoneta dell′acqua . Ma nonostante le sue sterminate permanenze in acqua non si può dire che il cervello gli sia andato a mollo. Infatti mlte sono le imprese culturali alle quali si è dedicato ed ora è veramente lungo l′elenco delle opere scritte nel campo dell′allenamento sportivo. Ora nasce questo testo dal titolo "Appunti di allenamento sportivo: la neurofisiologia come presupposto alla metodologia per il nuoto,la pallanuoto,il calcio e il basket" in cui viene approfonditamente trattato l′argomento dell′allenamento. Il testo viene introdotto da un capitolo nel quale viene succintamente ma in modo eccellente condensato il comportamento dell′organismo sottoposto a stress fisici e psicofisici di elevato valore e vengono presi tanto in considerazione gli aspetti neurologici quanto viene anche condotta un′accurata sintesi degli aspetti di fisioligia muscolare legati ai vari tipi e intensità di sforzo. Un′accurata analisi delperchè per ottenere determinati risultati debbano essere impiegate energie nervose e reclutate differenziate azioni biochimiche ed infine esercitati i muscoli non solo con la massimaenergia,ma con estrema mirata specializzazione. In un punto della trattazione con una affermazione di modestia che gli fa onore Maurizio Castagna dice: " ...è vero che non possiamo definirci scienziati come preparatori...", però nella realt smentisce se stesso perchè la trattazione del libro è proprio da scienziato. E′ probabile che nelle trattazioni specifiche di biofisica e biochimica muscolari non vengano raggiunti approfondimenti che invece possone essere trovati nei testi specifici. Ma risulta approfondito il contenuto del testo che tratta del cervello e delle connessioni neuromuscolari, parte trattata con una ricerca bibliografica che supera la media e lo spessore dei consueti lavori pubblicati dai cosiddetti tecnici,che in alcuni casi, come questo,tecnici soltanto non sono. Altrettanto approfondita appare la parte degli esercizi generici e specifici tendenti ad ottenere i massimo risultati e il potenziamento generale ma anche quelli specifici necessari per raggiungere i massimi risultati agonistici in varie discipline. Probabilmente nelle lunghissime performances natatorie laddove il corpo va da sè, il cervello può concentrarsi non solo sulla sforza che si sta compiendo ma anche sull′analisi di come può essere ottenuto. Ho molte volte sentito parlare di nuotatori che durante l′allenamento su distanze pensavano ai compiti, a preparare una lezione e perchè no anche alla propria ragazza. E′ probabile che durante l′allenamento che stressava il proprio corpo sia stata stressata anche la mente. E′ probabile quindi che la vastità dell′impianto applicativo del libro che comprende sport estremamente diversi e ciò costituisce in sè un aspetto originale,possa essersi gradualmente sviluppato,in Maurizio Castagna,anche durante i lunghissimi allenamenti che egli ha condotto per arrivare ai risultati ora ottenuti. Come siano nate le intuizioni che hanno condotto a fare un libro che spazia dalla pallanuoto al calcio ed al basket non lo so ma il risultato mi sembra ottimo. Non so se il libro verrà apprezzato dai tecnici e dagli appassionati di quelle attività, so solamente che io l′ho apprezzato moltissimo e ritengo che avrà un posto privilegiato nella biblioteca personale di molti appassionati di sport.

ABSTRACT dal libro delle edizioni Iiriti

La programmazione del lavoro nel condizionamento atletico presuppone conoscenze fisiologiche, corretti approcci psicologici, empiriche esperienze e quanto altro attiene a formare un metodo che concorra a determinare un metodo di allenamento. Per esigenze di chiarezza omettendo di fornire dati,tabelle,mappe fisiologiche ridurrò all′essenziale il tema evidenziando quali sono i fattori che determinano,nella preparazione a secco,specifici adattamenti nel nuotatore,nel pallanuotista,e negli atleti di tutte le altre discipline sportive, a livello neuromuscolare. Dunque,parlerò di forza di resistenza di velocità,cioè dell′intensità del carico nel suo tempo di applicazione,tenendo conto dell′ambiente acquatico in cui ci si muove. Il prof.Bosco, sui tipi di forza quale essa sia, applicabili dall′atleta al lavoro specifico,propone uno schema chiaro e sintetico,che si può così riassumere: 1) FORZA MASSIMA 2) FORZA ESPLOSIVA 3) RESISTENZA ALLA FORZA VELOCE?FORZA DINAMICA MASSIMA 4) RESISTENZA MUSCOLARE.

ABSTRACT DAL LIBRO Dagli atleti in erba ai grandi competitori

La fisiologia classica regala contributi di sapienza medica di cui nessuno, che voglia agire sulla "macchina" uomo,può fare a meno. Partendo dal presupposto che ogni essere vivente ha necessità di compensare ad uno sforza fisico o allo stress psicofisico,è necessario che il "metodologo" abbia quelle competenze scientifiche,soprattutto riguardo la conoscenza dell′organismmo in divenire del giovanissimo sportivo,che sono importanti per la struttura degli allenamenti. Che cos′è un allenamento? Che differenze rileviamo tra esercitazioni e allenamenti? E ve ne sono tra un livello giovanile rispetto a un livello di massima prestazione? Io ritengo che allenamento possa essere definito qualsiasi atteggiamento motorio e psichico che,ripetuto con costanza e metodo,faccia acquisire possibilità e qualità nuove all′individuo. Quindi, l′allenamento è: coordinazione, cioè estrapolazione corticale,volitiva,di un progetto motorio; sottomissione alla fatica,dunque accettazione di un sistema di regole; condizione ed acquisizione di possibilità fisiologiche già esistenti in fieri e soggette a maturazioni metaboliche. Estratto da dispense scritte da maurizio castagna per l′insegnamento della materia a lui affidata per il Corso di Laurea di Scienze Motorie

Didattica e metodologia nelle attività sportive

La didattica nella formazione dell′istruttore tecnico sportivo è definita l′organizzazione e l′applicazione dei mezzi di insegnamento naturalmente finalizzati all′apprendimento di una tecnica o abilità motoria. La metodologia è lo studio dei metodi atti al raggiungimento di determinati obiettivi in ambito prestazionale. Mentre nella didattica vengono insegnate le basi per l′esecuzione corretta della pratica sportiva specifica; viene individuata l′azione motoria "appresa" neuralmente e a livello cosciente; vengono eliminati tuti i gradi superflui di libertà articolare nella risposta all′esecuzione del gesto,coscente prima e automatizzato poi; infine vengono affinati i meccanismi di risposta neuromuscolare. Così nella metodologia vengono apllicati sistemi di condizionamento al raggiungimento dell′obiettivo sportivo e/o della migliore prestazione di gara: attraverso l′individuazione dei metabolismi critici; l′assuefazione allo sforzo; il superamento della fatica assoluta e relativa; il miglioramento dela coordinazione sotto carico muscolare e organico; l′eliminazione delle tossine in eccesso; l′aumento della concentrazione enzimatica; il miglioramento della funzione vascolare specifica; e l′attenzione alla qualità della vita dell′atleta. In sintesi il didatta è un istruttore colui che istruisce alla pratica sportiva; il metodologo tecnico o allenatore è colui che su quella capacità di interpretazione del gesto costruisce il risultato prestazionale. RACCOMANDAZIONI CIRCA L′USO INADATTO DELLO STRETCHING?DA DISPENSE PER L′INSEGNAMENTO DEL CORSO DI LAUREA IN SCIENZE MOTORIE Nuovi studi permettono oggi di avvicinare pratiche un tempo considerate inconfutabili con maggior senso del limite. Vediamo come è stata valutata nel corso di queste ricerche la effettiva valenza dello stretching?definito oggi passivo quasi a giustificarne l′efficacia sotto altre forme ( ma a noi pare che lo stretching dinamico "rubi" troppo alla mobilizzazione articolare e lo stretching assistito sia troppo una pratica fisioterapeutica per poter essere adottata da tutti ). Per quanto riguarda il riscaldamento, dovuto alla vascolarizzazione e alla contrazione e decontrazione di un singolo muscolo, ricerche hanno dimostrato l′inefficienza dello stretching non producendo esso variazioni della temperatura locale. Piuttosto è prodotto uno schiacciamento dei capillari perimuscolari con conseguente ischemia da contrazione isometrica eccentrica.(D:A:Murphy?chiropratics sports medicine). Per quanto attiene alle capacità prestative, Weeman e Klee, Fowles e Kekkonen hanno studiato le capacità neuromuscolari di forza rapida e resistenza nonchè la capacità neuromuscolare relativa alla contrattilità della fibra muscolare giungendo alla determinazione che la pratica considerata presenta addirittura aspetti assolutamente negativi sui risultati sportivi con drammatica diminuzione degli indici di tutte le qualità considerate. Spero di riuscire a spiegare come venga inibito il meccanismo riflesso?nervoso?tensivo e per una ragione intrinseca : oltrepassando la lunghezza fisiologica del muscolo in allungamento eccentrico, i filamenti di actina e miosina non riescono a sovrapporsi (fisiologicamente)nei sarcomeri, configurando uno scivolamento che porta al danneggiamento dei dischi che limitano i sarcomeri stess, con sofferenza riflessa dell′ultrastruttura. La mancanza di una reale resistenza?quindi dell′eccitazione neuromotoria?non provoca reattività dei fusi neuromuscolari e invece determina perdita di forza e potenza con il ripetersi della pratica (dello stretching): Altri due studiosi?Shrier e Pope? hanno monitorato il ruolo di tale pratica ella prevenzione dei traumie come meccanismo antalgico. A livello di traumatologia clinico?sportiva i risultati risultano essere eclatanti,visto che i gruppi di controllo che non avevano praticato stretching, durante i loro turni di allenamento, avevano subito una percentuale del 35% in meno di danni e traumi rispetto a coloro che eseguivano lo stretching. Io riteng che il superamento dei limiti dei gradi di libertà articolare possa risultare estremamente dannoso per le strutture di riferimento e risultare,lo stretchig, "una vera e propria aggressione antibiologica,causa di alterazioni che sconfinano nel patologico." (E.Ciammaroni?La ginnastica articolare? SDS)Il dolore causato da allungamento statico è prova di sofferenza biologica tissutale. Le tensioni superiori al coefficiente di elasticità tessutale possono provocare delle lesioni anatomiche con distrazioni o rotture che sono all′origine di residuati cicatriziali anelastici.(E.Ciammaroni?op.cit.). E ancora ci pare debba essere alsciata alla normale chimica compensativa intrinseca al muscolo il ritorno ala lunghezza originari,con adeguamento dei sistemi di recupero e adattamento, in modo non vengano nemmeno inibiti i processi di adeguamento delle sintonie muscolo riflesse degli antagonisti motori,con le fasi di rilasciamento e accorciamento in risposta all′eccitazione degli agonisti, e al loro meccanismo di ritorno all′omeostasi muscolo tensiva. Chiudiamo citando il fenomeno del "creeping", che indica come innaturale e non pagante dal punto di vista prestativo il riallineamento delle fibrille collagene del tendine stimolato dallo stretching. Ciò porta ad una minore risposta nell′immagazzinamento dell′energia elastica da parte del tendine stesso con risposta depressa nelle attività di forza veloce. Ancora l′allungamento provocato di un singolo muscolo,lo stretching, determina l′accorciamento "compensativo" di un altro muscolo embricato nella stessa catena motoria. Ci pare perciò che la pratica dello stretching?almeno di quello che viene OGGI definito statico?debba essere abbandonata. Adattamento e compensazione, integrazione e immunità mar 30th, 2009 | Di Maurizio Castagna | Categoria: Teoria e metodologia dell′allenamento Autore: Prof. Maurizio Castagna Non voglio percorrere una strada che ci porterebbe lontano. A discutere sui sentieri impervi della pianificazione e della struttura intima del processo dell’allenamento; sulla qualificazione esatta delle eterocronie compensative; sull’importanza delle molecole che consentono ai meccanismi di regolazione di mantenere l’omeostasi entropica(non è una contraddizione di termini) dell’organismo;sull’alterazione dei meccanismi immunitari; o,addirittura,sul sesso degli angeli. E perchè purtroppo se non ci si avvicina lentamente e con la cautela dello studioso alle problematiche rappresentate dal tentativo di incidere sui processi prestativi,si corre il rischio di incorrere in un meccanismo di autoreferenzialità! Voglio solo sottolineare che bisogna porre attenzione ai meccanismi regolatori dell’organismo. Gli schemi proposti, ovvero le regolazioni del sistema di sollecitazione dei meccanismi di risposta in senso sportivo, dovrebbero fuggire le schematizzazioni e le elucubrazioni teorico-scientifiche e scendere nel camp del funzionale. Mi spiego : è stato detto che un sistema funzionale alla prestazione deve essere qualificato come tale solo se un insieme di organi funzioni e attività fisiologiche contribuisce a migliorare,ancorchè stimolato, la prestazione, e che il sistema di riferimento nello sport è costituito dal circuito afferente , da quello efferente,dalla componente regolatoria centrale (io credo invece che altri meccanismi siano da definire come meccanismo dominante). Ma anche se non si è attenti alla definizione di sistema, non vuol dire che non si debba allenare bene un atleta! La cosa fondamentale, secondo me, è capire quanto carico può essere sopportato da un atleta, affinchè resti prima di tutto in buona salute,poi svolga i compiti prestativi al meglio,e che viva la sua condizione di atleta,e sicuramente di atleta stressato,senza alterazioni della componente psichica. In soldoni vorrei che si avesse presente la dinamica compensativa delle varie espressioni della forza,che sia rapida, veloce, di durata. E dunque in grado di stimolare meccanismi ossidativi o di soglia, o addirittura implicare il coinvolgimento del sistema lattacido. E senza dimenticare che una sopravalutazione delle qualità dell’atleta in senso fisiologico può portare a una deregolazione dei meccanismi che garantisono la “buona salute”. Quindi lo scarto tra un allenamento ben eseguito e uno di incerta definizione-è un eufemismo-determina non lo scadimento della prestazione,ma l’alterità delle condizioni di salute e questo è gravissimo. Bisogna sapere che un organismo stressato da un allenamento sovrafunzionale è esposto agli assalti di infezioni virali o batteriche e ad altre forme di patologie opportunistiche. Sarebbe il meno. Quando infatti si instaura un meccanismo deregolatorio e assieme si subisce l’aggressione patologica,è evidente che le difese immunitarie dell’organismo subiscano un’alterazione che,se nella maggior parte dei casi cessa al termine del periodo di super allenamento,per qualcuno può significare perdita di salute a lungo termine. Perciò a me pare opportuno aiutare l’atleta non solo con una buona programmazione dell’allenamento. Valutando con attenzione l’elevazione del carico soprattutto in fase puberale. E gradatamente abituando l’atleta alle sollecitazioni sempre diverse dei processi di allenamento,addiritura svolgendo la programmazione in cicli annuali. Ma porgendo attenzione all’integrazione che non porta,come pensano i più,all’assunzione di aminoacidi,ad esempio,per alterare la componente fibrillare muscolare e per aumentare la dinamica di forza, ma per garantire all’organismo gli intermedi riducenti e ossidanti nel ciclo di krebs ad esempio; o precursori nella formazione di importanti molecole fondamentali all’omeostsi organica-il glutatione dal glutammato e dalla lisina; la noradrenalina dalla fenilalanina;l’istamina dall’istidina; oppure per concorrere alla neoglucogenesi a partire dal loro scheletro carbonioso.E ricordando che gli aminoacidi essenziali (alla vita!) possono non essere sintetizzati alla normale velocità quando c’è una condizione di super allenamento. grazie per l’attenzione, anche a nome di tutti i giovani competitori! Prof. Maurizio Castagna Le modalità di trasferimento della tecnica sportiva mar 16th, 2009 | Di Maurizio Castagna | Categoria: Teoria e metodologia dell′allenamento Autore: Prof. Maurizio Castagna Comincio con una citazione dal solito Bernstein: gli automatismi?non sono movimenti, bensì meccanismi di correzione, dunque forme del comportamento regolatorio analisi_movimento.jpg Perciò, i sistemi che si sono succeduti nelle ere evolutive,non possono essere strettamente interdipendenti,gli uni dagli altri, così come quello posto a livello più basso non può essere un servomacchinario guidato dall’alto, dal livello superiore,come un oligarca controlla il suo schiavo. Invece è lecito supporre,nell’ipotesi data, che il centro superiore del controllo motorio fornisca solo una matrice del comportamento regolatorio , a cui-con ragionevole autonomia-corrisponda l’attività del centro subordinato. La gerarchizzazione delle funzioni e dunque dei livelli cerebrali non è assolutamente un sistema chiuso a portelli stagni che si aprono e chiudono in successione,ma un elaborato sistema di azioni-reazioni ,si legate intrinsecamente,ma con tutti i necessari assetti di autoregolazione,sia pur nei limiti delle idee motorie elaborate continuamente in risposta alle suggestioni del vivere le esperienze, le emozioni, le sensazioni da parte del SNC. Gli strati cerebrali che si alternano per la rielaborazione pratica delle sensazioni periferiche; il sistema reattivo, attivatorio delle sinergie muscolari e del tono, l’organizzazione dei movimenti dipendenti dal tempo e dallo spazio, dallo spostamento come atto cinematico, e ancora la correlazione dei movimenti come complesso artificio motorio di pre-visione e pre-attivazione; cioè la grande scoperta delle possibilità di movimento e di rielaborazione dello stesso in modi e tempi decisamente diversi e originali,sono propri della specie umana già considerando le strutture primitive dell’encefalo, il sistema rubro spinale,il talamopallidare, lo striato piramidale. Con notevoli possibilità di libertà “grafica”?come se un geometra potesse avere un suo sistema di segni atti a interpretare soggettivamente un elaborato manufatto senza dover dipendere da schemi rigidi imposti da un geniale architetto, ma solo desumendone la fantasia interpretativa. E il salto di qualità dovuto alla formazione della corteccia motoria superiore serve si a intraprendere la strada della reinterpretazione pre-visionale dell’ attività richiesta e continuamente rielaborata,ma ancor di più a riconsiderare e ricomporre le stesse azioni motorie in base non all’obiettivo immediato, sarebbe ben poca cosa, ma correlandole semanticamente a risposte pscicotrope endogene. Io devo fare questo perchè a me conviene (in prospettiva); lo faccio per evitare un danno ad un mio simile (potrebbe accadere, se la sua interpretazione non è correlata alla mia azione); lo faccio come pratica religiosa (l’elemento rituale liturgica attira il fedele)?sono azioni neuromotorie complesse sottratte agli automatismi tecnici e che noi istruttori allenatori preparatori dobbiamo avere presenti nell’insegnamento. Senza dimenticare l’enorme possibilità di miglioramento della risposta allo stimolo -a qualsiasi livello corticale riferito-in base alla soddisfazione e alla piacevolezza provata dall’atleta; o da chi per malattia o danno traumatico ripercorre la strada degli automatismi di base; la soddisfazione e la piacevolezza,non sono direttamente correlate alle reazioni motorie e alle rielaborazioni dell’azione motoria come fatto esperienziale-meccanicistico, sono “storie” intime dell’esperienza umana,sono le storie che elabora il “piano superiore”, la nostra fantastica corteccia motoria. Quali indicazioni pratiche? Il progetto di istruzione o insegnamento deve procedere per gradi di soddisfazione e gratificazione. Il proporre azioni motorie complesse porta alla frustrazione e al blocco della comprensione dell’azione. Peggio, la fantasia motoria di chi cerca di imparare viene compressa dall’ansia da prestazione,dall’imbuto di regole e segni cui si attiene disperatamente per svolgere il suo compito. Dipende completamente dall’”istruzione”?cerca di correlare le parole dell’istruttore alle sue capacità; di confrontare la estrema bravura dell’altro con i propri impacciati movimenti chiedendosi?”dove sbaglio?”. Lo sbaglio è tecnico, è dell’istruttore.Il compito motorio è altro che una poesia da imparare a memoria?è la comprensione di quella poesia, la correlazione che nasce dalle esperienze che abbiamo e quelle dell’autore. Così il gioco del compito motorio assegnato e quello appreso, passa dalla comprensibilità dello stesso mediata dalle nostre esperienze motorie. Il bravo istruttore è colui che facendo leva su un sistema di regole riesce ad insegnare sfuggendo anche all’imposizione rigida di quelle stesse regole. Ogni essere umano immagina ed esegue un’azione motoria secondo parametri personalissimi e dunque l’isegnamento deve essere per forza personalizzato. Meglio, le correzioni devono essere stimolate dall’istruttore beneficiando della stessa costruzione motoria come compresa ed eseguita dall’allievo. Altrimenti l’insegnamento tecnico potrà essere appreso ma porterà a rigidità muscolari e articolari, ad una azione motoria stereotipata,lenta,impacciata benchè corretta(!) secondo le linee tecniche proprie. apprendimento.gif Dal facile al difficile, dal semplice al complesso è un paradigma che ben si attaglia all’insegnamento tecnico dell’artefatto sia motorio che sportivo. Le soddisfazioni intime che nascono da un esecuzione ben valutata dal nostro istruttore, e dalla piacevolezza della sensazioni percepite,sono alla base del corretto approccio tecnico. Il lavoro dell’istruttore non è solo esperienziale ma può diventare un esaltante prova della propria capacità di trasmettere sensazioni percepite come punti d’arrivo dall’allievo. Può diventare, da uno stereotipato, noioso momento di lavoro, una fantastica ricerca delle soluzioni più ardite nella trasmissione della sapienza sportiva. Autore: Prof. Maurizio Castagna La valutazione del movimento mar 12th, 2009 | Di Maurizio Castagna | Categoria: Appunti scienze motorie Valutazione da parte di chi o cosa? Se il nostro essere, agire, il muoverci nello spazio è frutto di immagini correlate alla conoscenza esperienziale filogenetica,o è risultato della maturazione per gradi di un sistema organizzato anche e soprattutto in senso ontogenetico,è materia che dal secolo scorso impegna fisiologi neurologi tecnici sportivi. La biomeccanica classica, figlia-o serva? - della fisica geometrica euclidea,sottintendeva l’acquisizione di una azione motoria da parte dell’essere umano alla formazione di dati in successione,correlati alle capacità del singolo di formare uno schema motorio compiuto grazie anche all’esperienza e alla ripetizione correlata. Nicolai Bernstein rivoluzionò questo concetto. Lo cancellò immaginando invece un proprio modello organizzativo del movimento nello spazio tridimensionale proprio della specie umana più o meno effettivamente correlato alle capacità non certo rigidamente tecnico-schematiche,ma fantastico-motorie individuali. Bernstein afferma che il nostro evoluto SNC non segue schemi logico-razionali per immaginare un movimento complesso in attesa di riprodurlo (noi scomponiamo le parole di una frase,le linee di un disegno,per ricostruire altrove frase e disegno). Invece ha un proprio evoluto modello concettuale che può fare a meno di schemi rigidi,ma non di modelli creativi. Se facciamo mente locale alle infinite possibilità di insegnare una azione motoria, possiamo renderci conto dell’assoluta verità di ciò che dice lo scienziato russo. (E lo dice in un tempo in cui il materialismo di regime non era certo tenero verso le “speculazioni illogico sensoriali”!) E ancora se ricordiamo con stupore l’acquisizione di schemi motori da parte di atleti che non avevano ancora fatto esperienza(nel senso compiuto del termine) di quelli, o che avevamo giudicato ancora acerbi per eseguirli,pian piano ci accorgiamo che le nostre docenze (teoriche o pratiche) dovrebbero seguire il cammino della trasmissione dialettica della conoscenza tralasciando le forme didattiche o retoriche. La dialettica che si forma tra docente e studente, tra tecnico e atleta è sottintesa alla visione globale del movimento da acquisire, ma non secondo i nostri schemi nè quelli attuativi di chi deve compi ere l’atto motorio, ma per come viene concepita in senso fantastico spaziale dalla corteccia motoria. Il nostro sistema organizzativo vitale in senso organico fisiologico e motorio è legato al mantenimento dell’entropia? è un sistema entropico,realmente dinamico,tendente all’equilibrio (”camminare sempre, non arrivare ?arrivare è morire”?. disse un eroe dei nostri tempi). Lo stato di quiete non può determinare che la morte dell’organismo. Anche in senso fisico motorio il sistema crea i presupposti per distruggere l’equilibrio appena creatosi per poi minimizzarne gli effetti. Attraverso correzioni continue, percettive ed esperienziali, riproducendo il moto non come uniforme ma con variazioni di schemi sempre però tendenti all’ordine, all’equilibrio? il gioco della motricità prestativa contro la ripetizione insulsa dell’atto motorio. Se ci riflettiamo ripetere i movimenti, in modo assolutamente coincidente, nella struttura tridimensionale, è svantaggioso se cambiano continuamente tutte le altre variabili dello prestazione (luogo condizione tempo): quindi le impercettibili variazioni dell’unità dell’azione motoria sono determinate dalla correlazione che il SNC fa tra condizioni ambientali, condizioni attuali dell’atleta e tipo di prestazione da ottenere,ma lo schema fantasticamente immaginato rimane saldo nei presupposti. Che però sono sottoposti continuamente a variazioni in base all’estrapolazione di tutte le condizioni che determinano la prestazione(in allenamento o in gara). Scrivo questo perchè è saggio attenersi sempre al concetto meno rigido possibile nell’insegnare l’artefatto motorio sportivo ai giovani e il modo di trasferire conoscenza agli studenti. Dalle capacità coordinative alle condizionali dobbiamo fare i conti con l’”intelligenza” del SNC, con la sua capacità di pre-dizione dell’evento, di di aggiustamento delle relazioni tra attività endogena ed esogena. Perciò continuerò a proporre temi di questo tipo,augurandomi che non ci sia eccessiva attenzione alla propria voglia di istruire piuttosto che alla scoperta dei diversi modi di acquisire qualità e possibilità nuove da parte dell’atleta.